Michael Wolf

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Curated by Wim van Sinderen, Hague Museum of Photography, ABi.


Artista e fotografo tedesco, Michael Wolf (nato nel 1954) cresce tra gli Stati Uniti e il Canada. A 18 anni, frequenta l’Università delle Arti di Folkwang ad Essen (Germania) sotto la guida del leggendario professore Otto Steinert (1915- 1978). In tempi brevi si laurea nel 1976, e quasi subito trova impiego come fotografo presso il settimanale di attualità tedesca Stern con il quale collabora fino al 2003, negli ultimi dieci anni come corrispondente dall’Asia, con base a Hong Kong. Una volta lasciato Stern, Wolf diventa artista autonomo in campo fotografico, facendo dell’Estremo Oriente sia la sua casa che il suo soggetto prediletto. È molto difficile che ex-fotoreporter riescano a diventare artisti visivi di successo. Michael Wolf rimane fra i pochissimi che hanno avuto il coraggio e l’abilità di fare questa mossa dopo i 50 anni. E lo ha fatto con una capacità di persuasione pittorica e concettuale che fa sembrare questa transizione un passo più che logico per un maestro del fotoreportage. In realtà, Wolf è da sempre artista visivo, almeno di indole, fin dalla sua laurea ad Essen. Lavorando in stretta collaborazione con il Museo di Fotografia dell’Aia, la Biennale dell’immagine presenta un’ampia selezione dei lavori autonomi creati da Wolf nel corso della sua ‘vita nuova’ come artista creativo. La retrospettiva inizia, giustamente, dal suo progetto di laurea del 1976: un reportage fotografico in bianco e nero che esamina in profondità la vita quotidiana del paesino di Bottrop-Ebel, nel cuore di una delle aree minerarie della Germania in forte declino. Da lì, la mostra compie un grande salto verso il tema di Wolf del ventunesimo secolo: “la vita nelle città” che osserva nelle grandi metropoli come Tokyo, Hong Kong e Chicago. Quello che colpisce di queste notevoli serie sono i cambiamenti di punti di vista messi in atto dall’artista per mostrare la complessità e, soprattutto, l’umanità – o inumanità – della vita urbana moderna: le sue riprese panoramiche sottolineano l’immensità senza orizzonte delle megalopoli (serie ‘Architecture of Density’, 2003-2014). Wolf fa caso anche alle storiche strutture architettoniche popolari che servono a plasmare l’aspetto caratteristico delle città, come nella serie ‘Hong Kong Corner Houses’. Sfrutta persino le rappresentazioni virtuali della città moderna (come nella serie ‘Street View’) per evidenziarne la complessità visiva. Complessità che si rispecchia anche nella varietà dimensionale delle sue fotografie: alcune sono così grandi che vengono appese liberamente nello spazio di modo che il pubblico ci possa girare intorno, mentre altre sono così piccole ed intime da poter stare dentro una pochette.